TRASLOCHI
Il perenne migrare di uomini e cose
Venerdì 17 e sabato 18 aprile 2009 0re 21
Domenica 19 aprile 2009 ore 16
In questo spettacolo affrontiamo il tema dei traslochi intesi come flussi di popoli, di umanità e cose. E stringiamo intorno al sentimento di perdita, in cui affiora a tratti –come una luce intermittente – la speranza e la fraternità.
Un seminatore di morte attraversa quattro volte il palcoscenico. Ad ogni suo ingresso sparge intorno a sé una polvere che apre ad una testimonianza: polvere di dolore ( un africano evoca la colonizzazione subita dal suo popolo), polvere di morte e di rovine (la guerra infinita in Palestina), polvere di miseria e sgomberi violenti ( il popolo Rom), polvere di indifferenza e pregiudizio (le umili vite dei Senza Dimora).
Lo spettacolo nasce da un progetto che raccoglie storie e testimonianze dirette, secondo una metodologia teatrale che il Teatro Officina ha elaborato in lunghi anni di lavoro sui territori. Le testimonianze sono state da noi raccolte nel quartiere in cui operiamo, in quella parte di metropoli – Viale Monza/Via Padova- in cui è statisticamente più alta la presenza di nuovi popoli, di altre etnie. In cui si confondono e si abbracciano rabbia e tenerezza, solitudine e solidarietà.
al Teatro Officina
Con Luca Aiello, Daniela Airoldi Bianchi, Mohamed Ba, Massimo de Vita,Pierluigi Durin, Stefano Grignani, Lucia Malcovati, Mario Pizzamiglio, Maria Prusicki.
Scenografia di Gianluca Martinelli
Luci di Beppe Sordi
Assistenza alla produzione Beatrice D’Errico
Video montati da Ferruccio Valerio de “Il centro storico”
Regia di MASSIMO DE VITA
Si ringrazia Jesus Galiano, Duccio Gri, Tommaso Abbate, Carla Cipolla e Luisa Dell’Acqua.
TEATRO OFFICINA
Via S. Elembardo, 2 Milano MM 1 Gorla – Bus 44
Info e prenotazioni
Tel. 02.2553200 - info@teatroofficina.it - www.teatroofficina.it
Ingresso unico: Euro 10,00 Durata: 70 minuti
TRASLOCHI
Il perenne migrare di uomini e cose
- L’AFRICA -
La colonizzazione aveva alla base l’idea che il popolo negroafricano non avrebbe mai avuto accesso ad un grado superiore di civiltà se non sposando i valori fondanti della cultura coloniale.
In quel tempo il dolore fu la nostra quotidianità, dolore del cuore e dello spirito.
Durò tre secoli, trecento anni.
Ora, a testa alta, possiamo proporvi un DECALOGO DELL’INTERCULTURA:
- 1 Non avrai altro io all’infuori di te.
- 2 Non nominare la nazionalità degli altri invano.
- Ricordati di valorizzare le feste di tutte le culture presenti nella tua città.
- Onora la memoria dei tuoi nonni e raccontala ai tuoi ospiti.
- Accogli spontaneamente il punto di vista degli altri, non imporre il tuo.
- Non rubare la parola ai nuovi compagni, prima di tutto impara ad ascoltarli
- Non testimoniare sulla cultura degli altri se non ne sai niente.
- Non desiderare solo la tua cultura: rischi la solitudine e l’arretratezza.
- Non desiderare solo la cultura degli altri: rischieresti di far morire la tua.
- Non uccidere le differenze culturali: sono la bellezza dell’umanità.
COGLIETE L’ATTIMO: ACCOGLIETE.
Mohamed Ba
-LA PALESTINA -
Da “Stato d’assedio”, poesia di Mahmoud Darwish
(A un assassino): Se avessi contemplato il volto della vittima
e riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera a gas,
avresti buttato via le ragioni del fucile
e avresti cambiato idea:
non è così che si ritrova un’identità.
Da “Odio”, poesia di Mahomud Darwish
“Prendi nota: sono un arabo.
non odio nessuno né usurpo.
Ma se vengo ridotto alla fame
La carne dell’usurpatore sarà il mio cibo.
Attenti. Attenti alla mia fame e alla mia collera”
-IL POPOLO ROM -
(da una poesia di Giuseppe Natale, Presidente ANPI di Crescenzago)
E con poche povere masserizie
il cammino di sempre riprendono
per tornare indietro, ma dove?
Per andare avanti, ma dove?
A me piace accarezzarla la speranza
leggerla e viverla la parola bella
che rovesciata suona mor
la dolce tronca sillaba di Amor
Rom d’amor batte il cor
Rom d’amor canta il cor…
- I SENZA FISSA DIMORA -
(Testimonianza raccolta da un commerciante peruviano di via Padova in seguito alla morte per assideramento di un senza dimora italiano del quartiere).
Era disponibile per i bisogni degli altri, soprattutto degli anziani. Se avevano bisogno di un servizio glielo faceva e non voleva mai nulla. Magari gli offrivano un caffè al bar, o gli portavano un po’ di frutta. Ma soldi non ne accettava.
Il venerdì mattina qui c’è il mercato, in via dei Transiti, e una signora comprava sempre alla bancarella le puntine di maiale già cotte con le crocchette di patate, un po’ di frutta e gliele portava. Così il venerdì mattina diceva allegro “Oggi mangio puntine di maiale!”.
Alcuni erano solidali con lui, altri meno.
C’era quelli che lo guardavano male perché dicevano che era un barbone. Però era un barbone che non dava fastidio a nessuno.